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  8760ore Cronaca di un conto alla rovescia
 
Diario
 


Il giorno che ho compiuto diciott’anni ho preso carta e penna e ho buttato giù un elenco delle cinque cose che avrei assolutamente dovuto fare prima di morire. Erano: 1. Scrivere un libro. 2. Fare sesso con una top model o con una star del cinema. 3. Andare in macchina fino a Capo Nord. 4. Diventare famoso. 5. Salvare la vita a qualcuno. Di tutte queste cose sono riuscito a fare solo la terza. Ma ho barato. Sono arrivato ad Oslo in aereo e da lì ho noleggiato la macchina. Però nella mia lista non avevo specificato da dove sarei dovuto partire. Quindi secondo me vale. Adesso, a quanto pare, ho solo un anno di tempo per completare l’elenco. 365 giorni per esaudire i miei sogni. 8760 ore per portare a compimento una vita. Quindi devo darmi da fare. Questo blog forse potrebbe essere un buon surrogato del punto 1. Devo solo decidermi da dove iniziare…


5 luglio 2005

8286 ore

Ieri sera alle 20 in punto ero dietro la mia nuova scrivania da receptionist, dopo aver subito un imprinting di mezz’ora da parte del boss circa l’organizzazione del corso, le quote, le modalità di pagamento, gli attestati e i possibili stage. “Le più meritevoli (e già qui c’è un paradosso. Come si fa a definire la top model più meritevole? Sarebbe a dire quella più figa e col sedere meglio disegnato? Ma allora la si può stabilire fin dall’inizio la più meritevole… O comunque c'entrano anche la personalità e il modo in cui imparano a muoversi?) verranno inserite presso strutture che lavorano nell’ambito dello spettacolo e della comunicazione…” (vale a dire hostess per conferenze o bene che gli vada come vallette in programmi pseudo-demenziali trasmessi su reti locali). Comunque, alle 20 ero dietro la scrivania, giusto in tempo per vedermi sfilare davanti le allieve del primo gruppo, dirette verso l’aula in fondo al corridoio. Con la coda dell’occhio le ho osservate, mentre fingevo di preparare un foglio excel al computer, e in mezzo a loro ho visto stagliarsi l’inconfondibile sagoma di Maty (è l’unica di colore), che mi è passata davanti senza degnarmi nemmeno di uno sguardo. Per la verità, a parte Maty e un altro paio di fighe da capogiro, tutte le altre ragazze sono semplicemente carine. Cioè, voglio dire, non mi sembra appartengano a quella razza a parte delle top model, con misure interstellari e per le quali potrei cancellare la parola “cellulite” da tutte le edizioni del dizionario. Comunque sia, nessuna di loro è sembrata accorgersi della mia presenza. Tranne una che a metà lezione è uscita e mi ha chiesto dov’era il bagno. Ma non mi è parsa folgorata dalla sicurezza e dal piglio con cui gliel’ho indicato.
Alle 22 la sfilata delle allieve davanti alla mia scrivania si è ripetuta in senso inverso. Stavolta qualcuna di loro ha accennato un saluto. Maty era impegnata a scrivere un messaggio sul cellulare e non ha neppure alzato la testa.
Sono tornato a casa verso le 23 e ho consumato una cena a base di carne in scatola e yogurt bianco parlando al telefono con Ari.
Poi ho acceso il mio portatile e ho scritto una mail a Maty.




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1 luglio 2005

8382 ore

“Scusa ma chi sei?”
Eh, ci ha messo un po' di tempo ma poi non ha resistito. Come chi?
Ve la ricordate la Venere nera, quella che chiedeva informazioni al corso per diventare modelle…
Beh, c'è una cosa che non vi ho detto…
Ero in fila dietro di lei… avevo in mano penna e carta (questa è una cosa che dovreste sapere, deformazione professionale, ho sempre un block notes e una penna a portata di mano, per scrivere parole che non avevo mai sentito e riferirle a Francesco, o per fare un po' di ricerche nel caso mi venga in mente qualche parola un po' desueta… ieri tipo ero a casa di Ari, e lei ha trovato in una guida il verbo pascere, e ha detto che era una vita che non lo sentiva… l'ho segnato e quando avrò tempo farò un po' di ricerche per capire quanto è in discesa la linea del suo uso)
Ma io stavo dicendo un'altra cosa…
Ero in fila dietro la Venere nera, e ho scritto il mio indirizzo mail su un foglietto e l'ho infilato di nascosto nella sua borsetta aperta….
E adesso mi ha scritto. Si chiama Maty. Non so se risponderle subito o farla cuocere un po'. Magari aspetto di rivederla, lunedì sera è il grande giorno, inizio il mio lavoro part time. Sperando che alla fine si sia iscritta. alla “mia” scuola.




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28 giugno 2005

8454 ore

Questa storia del lavoro part-time mi creerà un casino di problemi, ma allo stesso tempo mi dà un brivido di esaltazione. Avrò sicuramente delle rogne con Ari: già ci vediamo poco, adesso saremo costretti a vederci solo nei ritagli di tempo e nei week-end. Per non parlare delle noie con il mio lavoro numero uno, da cui in teoria smonto alle 18.30 ma che quasi regolarmente si prolunga ben al di là di quest’orario.
A proposito, forse non l’ho ancora detto, ma io faccio il lessicografo. Cioé lavoro nella compilazione dei dizionari di lingua italiana per una nota casa editrice. Nello specifico, io mi occupo di eliminare dalle nuove edizioni le parole ormai cadute in disuso. Esattamente l’opposto di quello di cui si occupa Francesco, e cioé ricercare nuovi termini da inserire ed istituzionalizzare all’interno della lingua comune. Quindi, in questi ultimi tre anni, mentre lui dava autorevolezza a parole come “reality show” o “videofonino”, io abbattevo delubri, eliminavo tutti i pagliardi dalla faccia della terra e negavo agli esseri umani la possibilità di potersi mai più ostupescere nella loro vita.
Sul desktop del mio computer c’è una cartellina chiamata “Braccio della Morte”. Dentro ci sono le parole che aspettano di essere giustiziate. Forse non nella prossima edizione, né nell’altra ancora. Ma prima o poi, di sicuro. Ogni tanto mi sembra di vederle, quelle “prora”, quei “bozzacchiuto”, quei “tranvai” che camminano avanti e indietro, con le braccia dietro la schiena, consumando il pavimento in attesa della loro esecuzione.
Forse anche loro avevano una lista di cose da compiere prima di morire: comparire nel celebre verso di qualche immortale poesia, o nel titolo di un film da Oscar.
“Quel tranvai chiamato desiderio”.
No, non suona proprio.




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27 giugno 2005

8478 ore

Saranno stati i troppi magnum, o forse questo virus intestinale che pare essere in giro, comunque negli ultimi due giorni non sono stato troppo bene. Però forse era quello che ci voleva, una bella dissenteria che mi ripulisse di tutte le cose strane a cui ho pensato fino a qualche giorno fa. Il foglio con il numero di cellulare l'ho buttato, ho già barato con il viaggio a Caponord, non mi va di spendere 2500 euro per andare con una di quelle… Ho deciso che se deve accadere è perché ci riesco io. E ho deciso che 2500 euro sono troppi. In realtà è successo che ho avuto un'intuizione venerdì… La mattina, visto che mi sentivo un po' meglio, sono andato in ufficio. Nella stazione della metro ho visto un annuncio pubblicitario… Non temete, nessun Magnum, né tanto meno Cotonella. Era il bando di iscrizione a una scuola per top model. Io non so cosa cavolo possano insegnare in una scuola del genere. Comunque, ho preso l'indirizzo e in pausa pranzo sono andato a vedere. Tutto sembra fuorché una scuola. E' un palazzo come tanti altri, ma mi hanno detto che hanno una sede staccata in una sorta di capannone dove simulano le sfilate. I corsi durano 100 ore e rilasciano un attestato riconosciuto dalla regione. Non le ho chieste io tutte queste cose, ma una venere nera che era lì a iscriversi. Io ero in fila dietro di lei. È arrivato il mio turno e questo tipo un po' effeminato mi ha chiesto cosa poteva fare per me. Io gli ho chiesto se cercavano qualche figura part time per l'amministrazione. Lui mi ha risposto di no, ma che stavano cercando un receptionist per il turno serale, ore 20-22. Gli volevo lasciare il curriculum, ma lui mi ha detto che non c'era bisogno, gli piacevo (!!!). “Se sai parlare inglese, puoi cominciare anche lunedì 4, il giorno d'inizio del primo gruppo.” Ho ringraziato mentalmente mia madre e tutti i noiosissimi corsi di inglese che mi ha fatto fare all'Inlingua da ragazzino. Ottimo. Da lunedì prossimo ho un nuovo lavoro part time. Ora devo dirlo ad Ari.




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21 giugno 2005

8616 ore

Ieri sera sono stato per un’ora a rigirarmi questo foglietto tra le mani. Sopra, vergato a penna con la scrittura obliqua di chi va sempre di fretta e non ha il tempo neppure di sedersi un attimo, c’era un numero di cellulare e un nome.
Sono il numero e il nome (probabilmente falso) di un’accompagnatrice d’alto bordo. Una escort, come ultimamente si fanno chiamare queste tipe. Il numero me l’ha procurato Francesco che se l’è fatto dare da un amico che gestisce un’agenzia di casting.
La ragazza pare sia una fotomodella che arrotonda le sue entrate accompagnando (e non solo) uomini soli (e non solo).
Come avrete intuito, ho seguito il suggerimento di qualcuno per riuscire a realizzare in maniera bieca il punto 2 della mia famosa lista delle cose da fare prima che scadano le 8760 ore: fare sesso con una top model.
Dopo aver tracannato una Nastro Azzurro e un bicchierino di liquore alla banana, ho preso il cellulare, ho digitato il codice per non far comparire il mio numero, e l’ho chiamata. Ha risposto al quinto squillo. Una voce un po’ quequera, se devo dirla tutta, da secchiona. Ha voluto sapere chi mi aveva dato il suo numero, e io le ho fatto il nome del tipo che gestisce l’agenzia di casting. Ha mugugnato qualcosa di simile ad un assenso, poi mi ha sparato subito il suo tariffario: 2500 euro per un’uscita in privato, 3000 euro per un’uscita in pubblico e 5000 per dormire assieme. Tutte le eventuali spese di ristorante, albergo, taxi, ecc. ecc. ecc. a carico mio. Niente assegni nè carte di credito. Ho balbettato qualcosa, poi le ho domandato se prima di concludere avrei potuto vedere qualche sua foto, così, tanto per non comprare a scatola chiusa. È rimasta qualche lungo secondo in silenzio, come se si fosse offesa, poi mi ha chiesto l’indirizzo di posta elettronica e mi ha detto di richiamarla nel caso avessi deciso di accettare. Dopo neanche dieci minuti mi è arrivata una sua mail con un allegato. Era la scansione di una pubblicità del Magnum di qualche tempo fa, con una donna che addenta voluttuosamente il suo maxi-stecco e… e… cazzo se era bella! Al solo pensiero di poterla avere per una notte mi sono sentito ghiacciato dentro e bollente fuori, come il gelato fritto del ristorante cinese. Ho cominciato a spremermi le meningi su come avrei potuto racimolare quei soldi. Ho preso la calcolatrice, ho tirato fuori l’estratto conto della banca, ho fatto un elenco delle cose che avrei potuto vendere per arrivare alla cifra che mi avrebbe aperto le porte del Paradiso. Sono stato due ore a fare e rifare i calcoli, tirando una riga sopra all’altra, arrivando persino a pensare d’impegnarmi la fedina di Ari. Alla fine, ho riacceso il computer e ho guardato di nuovo quella foto pubblicitaria. Ho guardato quelle labbra morbide e rosa, quegli occhi blu come il mare, quei seni rotondi e sodi che facevano capolino dalla camicia maliziosamente lasciata mezza aperta. L’ho guardata, con stampato in faccia quel mezzo sorriso di chi ha capito cosa può ottenere dalla vita. Poi sono sceso giù al bar e con gli ultimi spiccioli mi sono comprato il Magnum.




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20 giugno 2005

8644 ore

Durante questo fine settimana ho pensato a cosa significa veramente essere famosi.
Tipo... mi è venuto in mente una cosa. Quando sono andato a Capo Nord in macchina, come ho detto, sono atterrato a Oslo. E prima di fittare la macchina e partire sono stato un weekend lì.
Tra le altre cose sono stato alla National Gallery. C'erano un bel po' di quadri di Munch. E Munch è famoso. Ovviamente. C'era la Madonna, c'era l'Urlo...
Solo che io mi sono fermato davanti a un altro quadro. Non mi ricordo il nome del pittore...e questo è già significativo. Era il funerale di una donna... devo ricercare il nome del pittore e scaricare un'immagine.
Insomma, ero davanti a sto quadro, in una sala tutta vuota. Lo guardavo, mi piaceva, ma io non facevo altro che cercarne i difetti, perché non era possibile che mi piacesse un quadro di un pittore che non avevo mai sentito, in una sala vuota, mentre le altre erano piene.
Insomma. Quel pittore di cui cercherò il nome ovviamente era famoso, perché era nella National Gallery. Però non lo era per me. Però lo è diventato nel momento in cui mi ha conquistato. Forse per essere famosi basta conquistare qualcuno. Magari più di qualcuno. Beh, forse è vero che questo blog potrebbe essere un valido strumento per tante cose...




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16 giugno 2005

8739 ore

Chiacchierata con Francesco davanti alla macchinetta del caffè:
- Bè, il punto 5 è facile.
- Ah sì? È quello che credevo più impossibile. Cioè dopo la top model intendo… E bè, anche diventare famosi non è uno scherzo… Comunque, com’è che potrei realizzare il punto 5?
- Vai a donare il sangue. Mi sembra la cosa più semplice e ovvia.
- Donare il sangue… Già… Non è proprio quello che avevo in mente…
- Volevi qualcosa di più spettacolare? Tipo tu che ti lanci in un incendio a recuperare un bambino rimasto intrappolato nella casa in fiamme, e dopo qualche minuto di drammatica attesa, in cui tutti vi credono morti, tu spunti fuori con il pupo tra le braccia e lo vai a consegnare alla mamma che ti guarda con occhi umidi di gratitudine e riconoscenza?
- Più o meno. Qualcosa del genere… Vabbè, domani vado donare il sangue.
- Ecco bravo.
- Però se vedi un incendio avvertimi.




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16 giugno 2005

8741 ore

Spero proprio che Ari non arrivi a leggere questo blog, o che quanto meno capisca. Si insomma, mi riferisco alla questione top model. Non credo la prenderebbe troppo bene, mi chiederebbe “Perché, io non ti basto?” E poi per una vita io me la sono menata col fatto che per me una ragazza deve avere anzitutto cervello, e che il resto non conta… poi me ne esco con questa storia che uno dei miei sogni è andare a letto con una top model o giù di lì… L'ho scritto a 18 anni, va bene, ma lo penso ancora adesso. E' una cosa che una ragazza non può capire, soprattutto se quella ragazza è la mia. Comunque mi va di rischiare, in fondo ho poco più di 8000 ore per mettermi a nudo, e non posso scendere a compromessi, non posso censurarmi ancora adesso, dopo averlo fatto per una vita intera. Perché in fondo tutti ogni giorno un po' ci censuriamo. Sì, Ari, scusa ma è così. Sei una persona splendida, non so quante altre ragazze sarebbero state vicino a uno a cui capita quello che sta capitando a me… Però il sesso è un'altra cosa. Le modelle sono un'altra cosa. Vorrei sapere che odore hanno, cosa dicono quando la luce è spenta, come si vestono al mattino.
Che stupido che sono. Mi sento in colpa per una cosa che non ho fatto e che forse non riuscirò mai a fare.




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15 giugno 2005

8760 ore

Il giorno che ho compiuto diciott’anni ho preso carta e penna e ho buttato giù un elenco delle cinque cose che avrei assolutamente dovuto fare prima di morire.
Erano:
1. Scrivere un libro.
2. Fare sesso con una top model o con una star del cinema.
3. Andare in macchina fino a Capo Nord.
4. Diventare famoso.
5. Salvare la vita a qualcuno.
Di tutte queste cose sono riuscito a fare solo la terza. Ma ho barato. Sono arrivato ad Oslo in aereo e da lì ho noleggiato la macchina.
Però nella mia lista non avevo specificato da dove sarei dovuto partire. Quindi secondo me vale.

Adesso, a quanto pare, ho solo un anno di tempo per completare l’elenco. 365 giorni per esaudire i miei sogni. 8760 ore per portare a compimento una vita. Quindi devo darmi da fare.
Questo blog forse potrebbe essere un buon surrogato del punto 1.
Devo solo decidermi da dove iniziare…




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