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8616 ore

Ieri sera sono stato per un’ora a rigirarmi questo foglietto tra le mani. Sopra, vergato a penna con la scrittura obliqua di chi va sempre di fretta e non ha il tempo neppure di sedersi un attimo, c’era un numero di cellulare e un nome.
Sono il numero e il nome (probabilmente falso) di un’accompagnatrice d’alto bordo. Una escort, come ultimamente si fanno chiamare queste tipe. Il numero me l’ha procurato Francesco che se l’è fatto dare da un amico che gestisce un’agenzia di casting.
La ragazza pare sia una fotomodella che arrotonda le sue entrate accompagnando (e non solo) uomini soli (e non solo).
Come avrete intuito, ho seguito il suggerimento di qualcuno per riuscire a realizzare in maniera bieca il punto 2 della mia famosa lista delle cose da fare prima che scadano le 8760 ore: fare sesso con una top model.
Dopo aver tracannato una Nastro Azzurro e un bicchierino di liquore alla banana, ho preso il cellulare, ho digitato il codice per non far comparire il mio numero, e l’ho chiamata. Ha risposto al quinto squillo. Una voce un po’ quequera, se devo dirla tutta, da secchiona. Ha voluto sapere chi mi aveva dato il suo numero, e io le ho fatto il nome del tipo che gestisce l’agenzia di casting. Ha mugugnato qualcosa di simile ad un assenso, poi mi ha sparato subito il suo tariffario: 2500 euro per un’uscita in privato, 3000 euro per un’uscita in pubblico e 5000 per dormire assieme. Tutte le eventuali spese di ristorante, albergo, taxi, ecc. ecc. ecc. a carico mio. Niente assegni nè carte di credito. Ho balbettato qualcosa, poi le ho domandato se prima di concludere avrei potuto vedere qualche sua foto, così, tanto per non comprare a scatola chiusa. È rimasta qualche lungo secondo in silenzio, come se si fosse offesa, poi mi ha chiesto l’indirizzo di posta elettronica e mi ha detto di richiamarla nel caso avessi deciso di accettare. Dopo neanche dieci minuti mi è arrivata una sua mail con un allegato. Era la scansione di una pubblicità del Magnum di qualche tempo fa, con una donna che addenta voluttuosamente il suo maxi-stecco e… e… cazzo se era bella! Al solo pensiero di poterla avere per una notte mi sono sentito ghiacciato dentro e bollente fuori, come il gelato fritto del ristorante cinese. Ho cominciato a spremermi le meningi su come avrei potuto racimolare quei soldi. Ho preso la calcolatrice, ho tirato fuori l’estratto conto della banca, ho fatto un elenco delle cose che avrei potuto vendere per arrivare alla cifra che mi avrebbe aperto le porte del Paradiso. Sono stato due ore a fare e rifare i calcoli, tirando una riga sopra all’altra, arrivando persino a pensare d’impegnarmi la fedina di Ari. Alla fine, ho riacceso il computer e ho guardato di nuovo quella foto pubblicitaria. Ho guardato quelle labbra morbide e rosa, quegli occhi blu come il mare, quei seni rotondi e sodi che facevano capolino dalla camicia maliziosamente lasciata mezza aperta. L’ho guardata, con stampato in faccia quel mezzo sorriso di chi ha capito cosa può ottenere dalla vita. Poi sono sceso giù al bar e con gli ultimi spiccioli mi sono comprato il Magnum.

Pubblicato il 21/6/2005 alle 15.19 nella rubrica Diario.

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